La Cina mette uno stop ai rifiuti di plastica esteri

La superpotenza asiatica mette uno stop al proprio import di rifiuti plastici, lasciando 111 milioni di tonnellate di plastica in bilico

Per più di 25 anni, i paesi sviluppati hanno spedito i loro rifiuti di plastica nei paesi asiatici più poveri – molti dei quali ancora in via di sviluppo. La sola Cina ha fatto la parte del leone, acquistando il 45% delle importazioni mondiali di detriti per poi riciclarli in nuovi prodotti.
Ma quando all’inizio di quest’anno la superpotenza asiatica si è rifiutata di continuare ad acquistare rifiuti plastici da nazioni oltreoceano per preoccupazioni ambientali e le proprie difficoltà di smaltimento – ha gettato l’industria mondiale del riciclaggio nel caos. Per avere un’idea di come il cambio di politica cinese avrà un impatto sul mondo basta considerare che dal 1992, la Cina ha importato ben 106 milioni di tonnellate di imballaggi usati, ovvero il 45% del totale mondiale.

La sola Cina ha fatto la parte del leone, acquistando il 45% delle importazioni mondiali di detriti per poi riciclarli in nuovi prodotti.

Il ritiro della Cina come deposito mondiale di rifiuti di plastica ha inoltre messo a nudo la nozione che tutta la plastica usa e getta che destiniamo alla raccolta differenziata sia poi effettivamente riciclata: per molte nazioni è più economico frantumare i rifiuti indesiderati in balle e spedirli dall’altra parte del mondo piuttosto che smaltirli sul proprio territorio. Ed ora che la Cina ha chiuso i suoi porti agli scarti dell’occidente, sono quasi 111 milioni le tonnellate di detriti che devono trovare una collocazione sostenibile sul territorio. E, nonostante vi sia un numero di progetti dedicati alla rimozione dei rifiuti galleggianti dai nostri oceani, le problematiche ambientali legate a questo cambiamento potrebbero essere colossali.

Un punto di vista particolarmente ottimista vede questo cambiamento come “un’opportunità” data alle altre nazioni per creare finalmente migliori sistemi di riciclaggio sul proprio territorio: le complicazioni nate dalla decisione della Cina non dovrebbero infatti scoraggiare l’industria del riciclaggio da riattrezzamenti effettivi. O addirittura di un redesign completo degli imballaggi, pensato per un migliore smaltimento. Oppure,  suggerisce un recente studio, gli importatori potrebbero tassare i rifiuti di plastica per creare finanziamenti sufficienti a costruire finalmente una solida infrastruttura locale di gestione dei rifiuti.

Lo studio si conclude però con un cupo avvertimento: “Dove andranno i rifiuti di plastica adesso? Senza nuove idee o strategie di gestione, gli attuali obiettivi non saranno raggiunti in tempo, e gli ambiziosi obiettivi per la crescita del riciclaggio saranno inarrivabili.”

Un punto di vista particolarmente ottimista vede questo cambiamento come “un’opportunità"

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