È stato mappato l’intero genoma del pesce pagliaccio

Il suo studio potrà adesso fornirci risposte in merito al cambiamento climatico e agli scoinvolgimenti del suo habitat naturale

Chi avrebbe mai pensato che il pesciolino Nemo fosse la chiave di volta nello studio del cambiamento climatico? Se per noi è rimasto popolare grazie ai due film che la Disney gli ha dedicato, la specie cui appartiene, il pesce pagliaccio (o Amphiprion percula secondo il suo nome scientifico), è anche la più studiata nell’ambiente scientifico. Le ragioni? Come avrete potuto sentire di recente (o anche letto in alcuni nostri recenti articoli), l’inquinamento degli oceani e l’aumento delle temperature stanno causando lo sbiancamento delle barriere coralline. Si da il caso che il pesce pagliaccio viva da sempre a stretto contatto con gli anemoni: i loro tentacoli offrono rifugio dai predatori, fornendo inoltre il cibo agli ospiti vedendosi al contempo ripuliti da organismi estranei. Insomma, possiamo dire che sia una perfetta relazione.

la specie cui appartiene, il pesce pagliaccio, è anche la più studiata nell’ambiente scientifico

Uno studio pubblicato recentemente dimostra inoltre come questa specie di pesce si affidi all’olfatto per riconoscere la salute di un corallo; tuttavia, mostra anche difficoltà nell’adattamento perché sono poche le specie di anemone presso le quali adora rifugiarsi, arrivando addirittura a preferire quelli sbiancati se non si vedono soddisfatti nelle loro preferenze. La pericolosità di un simile comportamento è ben evidenziata, specie in relazione alle aree affette in maniera importante dallo sbiancamento. Ad esempio, la Grande barriera Corallina è purtroppo affetta dal suddetto fenomeno per il 93% della sua superficie. Il pesce pagliaccio risulterebbe quindi maggiormente esposto ai predatori in quelle acque.

Ecco perché, sulla base di questi studi, altri scienziati come quelli della King Abdullah University of Science and Technology (Arabia Saudita) e della James Cook University (Australia) si sono concentrati sulla mappatura del suo genoma. Un lavoro intenso, coronato però da un successo che Robert Lehmann, autore principale della ricerca, ha commentato così – “Il genoma fornisce un modello fondamentale per capire ogni aspetto della biologia dei pesci della barriera corallina. Contiene 26.597 proteine codificanti e, come il mosaico più grande del mondo, ci vuole pazienza e tempo per assemblarlo”.
Adesso che sono stati fatti passi avanti di tale importanza, ci auguriamo che i risultati di questa ricerca convergano al più presto in una soluzione che veda protetta la specie di Nemo insieme al suo habitat naturale.

Contiene 26.597 proteine codificanti e, come il mosaico più grande del mondo, ci vuole pazienza e tempo per assemblarlo

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